Scritto da Pensiero Distillato AeP Mente Creativa S&L

L’opzione dell’asino saggio

Cent’anni di noia e puro inferno.

Commento a Cent’anni di solitudine di G. G. Marquez (via Goodreads).

Giudizi. Possono somigliare a pietre e fanno male quando colpiscono oppure, come nella storia di quel vecchio asino che davano per spacciato, possono trasformarsi nel cumulo di terra che qualcuno ci getta addosso e che noi usiamo per salvarci.
Possono se sappiamo prenderne il bene che c’è.

Ma che bene potrebbe esserci in un giudizio negativo che riceviamo? Che riguardi la nostra persona, un’azione o una nostra creazione di qualunque tipo.

I soliti giudizi sul sei troppo o troppo poco

Per alcuni i giudizi non sono altro che fastidiosi moscerini: riescono a scacciarli con un semplice gesto della mano; per altri, invece, risultano duri come pietre, dolorosi come pugni, appuntiti come frecce e letali come pallottole.

Perché allora dico di prenderne il bene che c’è? Dove si nasconde questo bene nei giudizi?

Prendiamola da lontano. Ecco un esempio: leggo un libro, mi piace molto, lo adoro e lo consiglio a un amico. Lo legge anche lui, torna da me e mi dice che lo odiato, mai letto qualcosa di più insulso. Ok, esageriamo sul giudizio negativo, ma come cosa proviamo nel sentirlo? 

Opzione A: Ecco un moscerino, sciò pussa via! Lo allontaniamo con una mano e pensiamo: Ci sta, è un suo giudizio, non ci possono piacere le stesse cose e va bene così.

Opzione B: Ahia è una pietra! Ci colpisce sul braccio, non è letale, ok, sopravviveremo. Ma ecco che inizia a formarsi un livido e fa male. Certo, non è la fine del mondo, ma qualcosa ci disturba. È un po’ come se il nostro amico ci avesse fatto uno sgarro senza neppure saperlo.

Opzione C: esiste un’altra opzione? Sì, potrei definirla l’opzione dell’asino saggio: accolgo il giudizio (è più facile se non ci riguarda direttamente) e lo uso, diventa un’opportunità.

Ma quale? Di elevarci al di sopra del già conosciuto, di ampliare la nostra prospettiva. Ha più senso se allarghiamo l’opzione ai giudizi che noi stessi riceviamo. Quando ne arriva uno possiamo infatti chiederci:

Se non piaccio a qualcuno… sono brutto per tutti?
Se annoio qualcuno… nessuno mi troverà mai divertente?
Se realizzo qualcosa e qualcuno non l’apprezza… nessun altro mai l’apprezzerà?

Immagine di Artur Aldyrkhanov

Se la risposta per noi è sì, abbiamo un problema. È un po’ come se l’asino nella storia avesse pensato: Mi vogliono morto… e allora io sono morto. E niente, logica conseguenza si sarebbe lasciato sotterrare.

Per chi vive i giudizi come moscerini, il problema non sussiste, ma per tutti gli altri… c’è l’opzione dell’asino saggio. I giudizi si possono usare, per cui… usiamoli!

Più facile a dirsi che a farsi, diranno alcuni. E… tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Vero. 

Allora prendiamo una barca o impariamo a nuotare.
Meglio ancora: prendiamo una barca e impariamo a nuotare.

Come?

Un altro semplice esempio. Ci sono libri che ho letto e ho amato. Quegli stessi libri sono stati disprezzati e messi alla berlina da molte altre persone. Quindi, mi sono detta: chi ha ragione? Dove sta la verità?

E mi sono risposta: ovunque.
La verità non sta né qui né lì, ma sia qui sia lì.

Sta in me e sta in loro. La verità risiede in entrambi i giudizi.
Com’è possibile? Può essere una cosa bella e brutta… allo stesso tempo?

Sì. Può.

Può un cumulo di terra al contempo sotterrarci ed elevarci? Sembra un controsenso e invece… può.

Il mio giudizio sui libri, di cui tra poco presenterò il commento di altre persone, è pressoché questo: sono tutti romanzi che mi hanno appassionata, ne ho apprezzato lo stile e la storia. In una parola: mi hanno affascinata, ciascuno per i suoi specifici motivi.
Bene. Qui di seguito, invece, il parere di altri che non sono me:  

La storia è raccontata in modo molto superficiale, quindi non mi sono interessato a nessun personaggio.

Commento a Stoner di John Edward Williams (via Goodreads)

Noioso, ho saltato MOLTE parti.

Commento a Non sono solo di Lisa Thompson (via Goodreads)

Incredibilmente strano, senza senso e noioso. No, grazie!!

Commento a Binario sette di Louise Doughty (via Goodreads)

Non mi è piaciuto. Desideravo fosse una lettura appagante, desideravo che fosse tutto quello di cui altri dicevano del libro e anche di più. Invece mi ha insegnato che alcune opere non valgono la pena: non vale la pena di leggerle, non vale la pena di dedicarci del tempo e non vale la pena di fidarsi di ciò che altri potrebbero considerare “un libro bellissimo”.

Commento a Cent’anni di solitudine di G. G. Marquez (via Goodreads).

Forse penserete: Beh è abbastanza ovvio. Ad alcuni possono piacere e ad altri no… che problema c’è?
Nessuno in effetti, il problema è quando capita a noi. Quando quel giudizio è per noi o per qualcosa che abbiamo fatto noi. La musica cambia, non la sentite? Inizia a suonare un Requiem, non più una lieve fastidiosa musichetta di sottofondo, tutto sommato trascurabile. 

I giudizi su di noi cambiano tutto e quello che sentiamo è il nostro personale Requiem. Non è una musica di sottofondo: è un’orchestra a suonare in una sala da concerto. E non ci piace, neanche un po’.

Che problema c’è se quel giudizio negativo se lo becca Gabriel Garcia Marquez? Lui ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura per cui, se l’avesse letto – così come di certo all’orecchio gli saranno giunte altre opinioni negative – avrebbe semplicemente scacciato il moscerino con una mano senza curarsene più del necessario.

Facile però dirsi che piace quel che piace, che ad alcuni piacciono certe cose e ad altri no finché i capi d’imputazione non sono a carico nostro.

È tutto vero: i giudizi sono diversi, sono personali e relativi. È normale che lo siano, è ordinario e prevedibile. È sano e sacrosanto.

Ma i giudizi sono anche altro. Ricordiamoci l’opzione dell’asino saggio: sono o possono essere anche altro.

Nel punto di vista di un’altra persona non c’è nulla di assoluto o giusto per forza. C’è un’opportunità, anzi ce ne sono molte: possiamo usare quel giudizio per ampliare la nostra prospettiva e non per decidere se l’altro ha ragione o torto, se ci racconta la verità. Possiamo usarlo per espandere, osservare e aprirci a nuove visioni.

Con le pietre che rappresentano i giudizi (e badiamo bene, giudizi positivi e negativi, entrambi) possiamo nel tempo esserci costruiti un muro alto, altissimo. Non vediamo che quello, rappresenta tutto il nostro mondo, la nostra prospettiva: siamo quello o siamo questo. Ignoriamo che ci possa essere dell’altro, qualcosa oltre quel muro, un altro tipo di paesaggio.

E se invece ci fosse? Se il giudizio si mutasse in un trampolino, un cumulo di terra da usare per poterci sollevare abbastanza in alto? Per poter guardare oltre quel muro che rappresenta la nostra visione limitata, già conosciuta di noi e del nostro mondo?

Se il dolore che ancora proviamo di fronte a un giudizio, in realtà ci stesse raccontando di una nostra necessità?
La necessità di farci giganti e osservare dall’alto. 
Di crescere un altro po’, affacciarci oltre il muro e accogliere l’ignoto. 
Di non limitare la nostra visione a chi crediamo di essere e a ciò che pensiamo di poter fare.

E se il dolore provocato da un giudizio potesse offrirci l’opportunità di scoprire che tutto è ancora da esplorare, che non c’è nulla di definito? È un viaggio, noi siamo in viaggio.

In nessun giudizio vi può essere qualcosa di assoluto, non troverete alcuna verità scolpita in quella pietra che vi viene gettata contro. Piuttosto vi potreste trovare il germoglio di un’opportunità che vi pungola a spostarvi anche di poco per scorgere nuovi scenari e ampliare i confini. 

Non piaceremo a tutti e non dobbiamo neppure. Per fortuna.

Alcune delle cose che ho amato di più nella vita, altri le hanno trovate noiose, banali, deludenti. Va bene così. Nell’opzione dell’asino saggio c’è anche questa rincuorante possibilità: potersi dire che sì, ci è possibile accettarlo. Che può accadere e che né io né quello che amo o faccio ne usciamo sminuiti. Non è una gara e non ci sono vincitori o vinti. 

Nessun giudizio in sé è del tutto vero o del tutto sbagliato, buono o cattivo per cui, in definitiva, non ci dovrebbe mai determinare, soltanto spronare… a salire sempre più in alto.

Immagine generata da Gemini

L’asino saggio, una storia

Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne.
L’asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l’asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale dal pozzo.

Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino.
Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo.

Continua a leggere la storia »

Immagine in apertura di Marc-Olivier Jodoin

Condividi l’articolo se ti è piaciuto
Last modified: 17 Marzo 2025